
In Inghilterra, nel 1985, scoppiarono una serie inspiegabile di incendi, distruggendo molte abitazioni e aziende.
Scoppiati per svariati motivi, c’è però un legame tra i vari incendi, un tratto in comune…la presenza, sul luogo dell’incendio, di un particolare dipinto, e il fatto che mentre tutto il resto viene rinvenuto carbonizzato, la sola cosa che appare integra, agli occhi dei pompieri giunti a spegnere il rogo, è proprio quel dipinto.
Il ritratto di un bambino che piange.
Questa è la terrificante storia del “bambino che piange”, il crying boy.

Si tratta di 65 dipinti, che ritraggono tutti un bambino che piange, con le lacrime che rotolano giù per le guance paffute. Nell’intenzione di Amadio, le immagini erano state create per i turisti che visitavano Venezia, e ritraevano appunto questo bambino, sopravvissuto alla seconda guerra mondiale. Il quadro aveva così il difficile compito di far conoscere la situazione di vita dei piccoli rimasti orfani a causa della guerra.
Alcuni dei dipinti di Amadio furono acquistati, portati a Londra e quindi stampati in gran numero, per poi essere venduti a prezzi economici nei grandi magazzini di tutta l’Inghilterra. Si presume che, in tutto, siano state realizzate circa 50mila copie di questi dipinti.

In tutti gli incendi scoppiati negli ultimi anni, infatti, tra le macerie bruciate degli edifici era stato rinvenuto un solo oggetto, intatto, a faccia in giù: il quadro del Bambino che piange.
Così iniziò a farsi strada la storia, la leggenda, della maledizione del quadro del bambino che piange, e vi furono moltissime persone che tentarono di dar fuoco loro stesse all’immagine che possedevano, scoprendo, con orrore e stupore, che il quadro non bruciava.
Poi, fortunatamente, la leggenda è rientrata e il bambino che piange è rimasto solo un quadro.
Dietro la leggenda

Una seconda versione della leggenda narra invece che Bruno Amadio fosse fuggito in Spagna dopo la fine della seconda guerra mondiale, e in Spagna conobbe un ragazzino, di nome Don Bonillo, un orfano muto che aveva visto i suoi genitori morire in un incendio, durante la guerra. Amadio avrebbe così adottato il ragazzo, nonostante fosse stato messo in guardia, dal sacerdote locale, di non farlo, perchè il bambino sarebbe stato al centro di misteriosi incendi scoppiati nei luoghi in cui si recava. Incendi scoppiati così, improvvisamente… (un possibile caso di autocombustione?)
A causa di questi incendi, Don Bonillo era conosciuto come il figlio del diavolo. Amadio si rifiutò sempre di credere a queste storie, e portò a casa il piccolo.
Purtroppo, un giorno Amadio scoprì che la sua casa e il studio erano completamente bruciati. Ricordando gli avvertimenti del prete, Amadio, di fronte alla disperazione per aver perso tutti i suoi dipinti, accusì Don Bonillo dell’incendio e lo cacciò fuori di casa. Del bambino non si seppe più nulla. Poi, nel 1976, appena fuori di Barcellona una macchina si schiantò contro un muro e prese fuoco.
L’autista morì sul colpo e morì carbonizzato. Quando si riuscì a recuperare la salma nella carcassa dell’auto, nel vano portaoggetti della vettura è stata ritrovata la patente di guida del morto: si chiamava Don Bonillo.
Da allora, Amadio ricomunciò a dipingere, e i suoi unici soggetti erano appunto bambini che piangevano, in ricordo di Don Bonillo. Purtroppo questa è solo una leggenda, e nessuno potrà mai confermarne l’autenticità…
continua…
Ma come? E’ sparito il mio ultimo commento?! 🙁
no non era sparito, semplicemente non l’avevo approvato, mi spiace! era sfuggito :(((
Continua?! Miseriaccia, ora mi tocca aspettare per conoscere il resto della storia…
Davvero una storia interessante che avevo gia letto in giro, qua e la. Mi ha sempre incuriosito come leggenda, ma possibile che non si riesca a conoscere di più su di lui? Tempo fa mi venne l’idea di contattare qualche suo parente, magari facendo una ricerca storica. Secondo te è possibile riuscire in un intento tale?
sì, credo di sì, anche se non credo siano molto propensi a parlarne, è una storia un po’ inquietante…
Inquietante, davvero inquietante. Certo preferisco credere all’ipotesi razionale però questo non vuol dire che la storia non sia affascinante.
infatti anche io sono per il razionale…ma non si può mai dire